Introduzione itinerario urbano - Ventimiglia

Il territorio di Ventimiglia di Sicilia si estende per circa 2.669 ha; non è molto vasto e dal punto di vista geologico comprende Formazioni delle Facies del Dominio Imerese e altre Formazioni più recenti localmente meno estese. La ricchezza delle sorgenti e le peculiarità del suolo hanno favorito un particolare habitat ricco di endemismi faunistici e vegetazionali, presenti soprattutto nella parte del territorio compreso nella Riserva Naturale Orientata di “Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto”. Interessanti e affascinanti sono le emergenze naturalistiche di Monte Cane (1.240 m), con i suoi pizzi scoscesi e frastagliati dei quali quello dell’Inferno raggiunge quota 1.127 m.
L’areale è delimitato, per la maggior parte, da confini naturali che danno forma a due poligoni irregolari. Il primo comprende il centro urbano confinante a Nord con i Monti di Calamigna o di Trabia che fanno parte della catena Appennino-Maghrebide, a Est con il territorio di Caccamo, a Ovest con quello di Baucina e a Sud con quello di Ciminna. Il secondo include la frazione distaccata dell’ex feudo Traversa adiacente ai territori dei comuni di Baucina, Bagheria e Casteldaccia. Ventimiglia di Sicilia, è denominata pure “Calamigna”, dal nome del feudo presso cui fu fondata.
È distante dal capoluogo Palermo circa 40 Km. Geograficamente è ubicata al 37°55’31’’ di latitudine nord e al 13°34’11’’ di longitudine est e si può raggiungere alternativamente percorrendo l’autostrada A19 Palermo-Catania sino allo svincolo per Bagheria imboccando poi la SP 16 della Traversa oppure, sempre per via autostradale, sino all’uscita per Trabia, immettendosi nella SS 113 e a seguire nella provinciale per Ventimiglia. Sempre da Palermo è percorribile pure la SS 121 Catanese, nel tratto Palermo-Agrigento sino allo svincolo per Baucina, Ciminna e Ventimiglia di Sicilia. È situata a 541 m sul livello del mare, alle falde dei Monti di Calamigna; la quota massima del territorio è di 1.175 m, quella minima di 113 m, ma mediamente si attesta intorno a 300-600 m.
Le origini della fondazione del paese sono legate alla concessione della licentia populandi datata 11 settembre 1627, anche se lo sviluppo di precedenti forme di insediamento umano ha interessato il territorio sin dall’età preistorica. Il toponimo Calamigna appare con certezza nei documenti sin dal XV secolo, ma la radice Cala è di chiara derivazione araba. Il termine arabo “qal’a”, cioè castello, luogo fortificato circondato da mura, pare ci possa ricondurre a una contrada che porta proprio il nome di “Castellaccio”, sopra l’odierna Ventimiglia. Tra l’altro l’esistenza di un luogo denominato “Kayauiv” è documentato in un diploma greco del 1185. È proprio alle falde sud-occidentali di Monte Cane, in contrada Castellaccio, un interessante sito archeologico ha restituito monete, e abbondante materiale ceramico del periodo repubblicano, bizantino, arabo e normanno-svevo. Questo sito era forse l’antica Calamigna.
Nel 1435 a Calamigna, il locatario esige dei «marcati cussi largi cum li trazeri comu esti solitu li anni passati». Il nobile Francesco Ventimiglia mantiene un numeroso gregge di bovini e maiali per i quali affitta il feudo Calamigna nel 1440. Nel latifondo ormai disabitato la masseria installa la forma universale del pagliaio. Non si tratta del modesto tetto tipico del minifondo di fine Ottocento, ma di una casa di legno a copertura di frasche anche della lunghezza di 6 o 7 metri. Tracce documentarie ci rivelano della vendita di un pagliaio in contrada Monte Cane, tra Palermo e Ciminna, nell’anno 1430. Nel XVI secolo l’incremento demografico, la conseguente richiesta di una maggiore produzione di derrate cerealicole, la messa a coltura di nuove terre e un migliore e più razionale sfruttamento del territorio invertono la grave crisi economica e sociale che incombe nell’isola favorendo la ricolonizzazione del latifondo. Sorgono i centri di nuova fondazione per opera della nobiltà feudale, che spinta dall’aumento del prezzo del grano e conseguentemente da un rafforzamento della proprietà, compie una grande manovra speculativa. Nel 1503 il feudo di Calamigna, proprietà del barone don Blasco Lanza, transita per atto di permuta a don Paolo Ventimiglia, entrando a far parte dei possedimenti della baronia di Ciminna. Nel 1617 diventa proprietà di Beatrice Ventimiglia in sostituzione di dote, da parte del padre Giovanni III, per aver sposato il conte Girolamo Del Carretto. Nel maggio del 1627 Beatrice è investita del titolo di principessa e a settembre dello stesso anno già detiene la licenza per costruire un nuovo abitato al quale impone il nome di Ventimiglia. Nel 1628 termina la costruzione della chiesa madre che intitola a S. Maria della Concezione ed entro il 1632 completa l’edificazione del palazzo-castello detto “castrum” sotto il progetto e la direzione del capo mastro “fabbrice regie curie” Antonio Viterbo.
Nel 1657, un anno dopo la morte della fondatrice, riceve il titolo di principe di Ventimiglia il nipote Girolamo Del Carretto. Nel 1716 sarebbe dovuto succedergli Giuseppe, se non fosse premorto al padre. Estinto il ramo maschile dei Del Carretto, prende l’investitura del principato e della terra di Ventimiglia, Brigida Del Carretto Schittini, moglie di Giuseppe e, successivamente, nel 1739, per atto di transazione e accordo, la sorella Oliva e il di lei figlio don Antonio Lanza. Per averne rivendicato il titolo, nel 1771 succede la famiglia Requisenz e nel 1822 definitivamente passa alla famiglia Grifeo dei principi di Partanna, ultima nell’ordine cronologico a possedere il feudo e territorio di “Calamigna”.
 
 
 
 
 

 

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