Il Museo della Montagna di Ventimiglia di Sicilia

Il Giornalino Parrocchiale. Anno VI: agosto/ottobre: 10-11.2016.

Il Museo della Montagna di Ventimiglia di Sicilia.

di Giuseppe Giaccone, professore di Ecologia, Università di Catania.

La sede storica del Municipio di Ventimiglia di Sicilia, alla fine di agosto 2016, è diventato il Polo Culturale del paese fondato dalla Principessa Beatrice Ventimiglia del Carretto nel 1627. Al piano terra il Circolo Sandro Pertini ospita una sala conferenze, utilizzata anche come luogo di socializzazione dagli anziani; il piano intermedio racchiude la Biblioteca e le strutture informatiche dell’Info Point; il terzo piano è sede del Museo della Montagna. Il Polo è stato fortemente voluto dal Sindaco Antonio Rini e la sua realizzazione è stata possibile per l’impegno dell’Assessore alla Cultura Maddalena Abruscato. I finanziamenti per la realizzazione sono stati erogati dal GAL Metropoli Est su un progetto dell’associazione Facitur, presieduta da Antonello Passaro, che ha realizzato una rete di musei locali nei comuni di Bolognetta, Baucina, Ciminna e Ventimiglia di Sicilia. Hanno prestato la loro collaborazione, come esperti, biologi, naturalisti, geologi coordinati dai docenti Orazio Caldarella, autore di una interessante pubblicazione sulla biodiversità vegetale dei Monti di Trabia o di Calamigna, e da Giuseppe Giaccone, ecologo dell’Università di Catania, autore di una monografia sull’ecologia del paesaggio del territorio che comprende i tre comuni di Ventimiglia di Sicilia, Baucina e Ciminna (associazione Venti.Ba.Ci.). Il Museo conserva ed espone sulle pareti, per la fruizione del pubblico, una straordinaria raccolta di schemi didattici, di foto panoramiche e di macrofoto sulla biodiversità vegetale e animale; su vetrine verticali e su tavoli orizzontali sono messi in mostra numerosi campioni delle rocce delle formazioni geologiche locali ed una raccolta di macrofossili presenti in queste formazioni. Completa la collezione un insieme di manufatti litici in uso nel passato nelle case di agricoltori e di allevatori che operavano sulla Montagna. Molti di questi reperti mineralogici, paleontologici ed etnologici sono stati donati dai cittadini del paese sollecitati dall’Assessore alla Cultura e dal suo braccio destro per i servizi culturali il dott. Antonino Manzella. Il Museo della Montagna ha come scopo principale l’educazione ambientale dei giovani di età scolare, la sensibilizzazione alla custodia dell’ambiente dei cittadini e la preservazione di reperti di interesse scientifico e storico che nel futuro potranno essere studiati da esperti o utilizzati dai giovani del territorio per la compilazione di tesi nei vari livelli di laurea. Questo Museo, quindi, permette la comprensione della biodiversità vegetale e animale della Montagna che rappresenta una porzione importante della Riserva Naturale Orientata della Regione Sicilia denominata  “Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto”. Inoltre informa i visitatori, con i suoi campioni mineralogici e paleontologici, sulla straordinaria storia geologica del territorio che inizia nel Ladinico-Carnico dell’Era  Mesozoica (circa 230 milioni BP, cioè di anni prima del presente), con le rocce carbonatiche selcifere del Dominio Imerese (Catena Appennino-Maghrebide), continua con le quarzoareniti sabbiose ed i conglomerati  della Formazione Terravecchia di Cozzo Finocchiaro e di Contrada Madonna delle Grazie (Oligocene e Miocene inferiore  dell’Era Cenozoica, circa 20 milioni BP), derivate da una antica fiumara proveniente da Nord;  finisce con una scogliera marina della Formazione Baucina in contrada San Pantaleo (Messiniano inferiore dell’Era Cenozoica, circa 6 milioni BP) ricca di macrofossili, molti dei quali custoditi nel Museo. Completano con minerali e con fossili la collezione museale, rocce del Flisch Numidico, derivate dalla degradazione di quelle del Dominio Imerese, presenti nelle contrade Traversa, Leone e lungo tutti i pendii della Montagna e, infine, fossili più recenti dell’Era Quaternaria, presenti lungo le sponde del Fiume San Leonardo e alcune rocce chimiche della Formazione Gessoso-Solfifera (del Messiniano superiore, circa 5 milioni BP) ai confini con il territorio di Ciminna.

Nel programma delle attività di promozione culturale dell’Amministrazione c’è anche l’organizzazione, in futuro, di un Museo Archeologico, per esporre i numerosi reperti di epoca bizantina, araba e normanno-sveva che sono stati ritrovati (e custoditi nei locali comunali in accordo con la Sovrintendenza Regionale) in Contrada Castellaccio, probabile sito, occupato nell’Epoca Tardo Antica (700-1200 anni BP) dall’antica città di Calamigna, ubicata tra l’attuale Cimitero e le falde della Montagna. All’inaugurazione del Museo erano presenti il Sindaco dell’Area Metropolitana di Palermo Leoluca Orlando, il Presidente del GAL Metropoli Est Ciro Coniglio con il Direttore del GAL Salvatore Tosi. Sono intervenuti per l’Amministrazione il Sindaco Antonio Rini, per gli organizzatori delle collezioni i docenti Orazio Caldarella e Giuseppe Giaccone e per l’associazione Facitur, che cura la rete museale del GAL, Antonello Passaro.

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